About

Valentina Angeli


Valentina Angeli nasce nel 1957 nella provincia di Perugia, si trasferisce a Terni dove consegue la maturità classica. Completa i suoi studi laureandosi in Scienze politiche a Perugia.
Per molti anni svolge attività imprenditoriale nel settore della elaborazione dati lasciando poco spazio ai suoi interessi artistici che pur espressi in forme a carattere artigianale – decorazione di ceramica, decorazione murale, restauro di mobili antichi – la portano ad acquisire una pratica del fare fatta di sensibilità verso la storia e di rispetto dei materiali. Il primo incontro con la pittura avviene nella Scuola del Maestro Mario Chiocchia di Terni dove studia e si confronta con la storia dell’arte arrivando a definire uno stile che in breve tempo la porta a decidere di fare della pittura il principale interesse della sua vita.
Inizia così un percorso artistico che la vede sempre più presente in importanti eventi nazionali e, grazie alla promozione del critico e artista Pino Bonanno, riscuote ampio consenso di pubblico e critica anche in numerosi eventi internazionali. Nonostante le certezze e i riconoscimenti raggiunti la capacità di confronto con gli artisti e gli operatori culturali che incontra negli ultimi anni portano la sua pittura di matrice profondamente figurativa verso nuovi e inaspettati scenari.


Valentina Angeli was born in 1957 in the Perugia Province. She moves to Terni where she earns her high school diploma in classical subjects. She then finishes her studies with a Political Science degree at the University of Perugia.

For several years she does entrepreneurial work in the data processing field, leaving little space to her artistic passion, nonetheless expressed through artisanal work – pottery decoration, mural decoration, antique furniture restoration – that brings her to acquire a practice of doing, made of sensibility towards history and respect of materials. The first encounter with painting happens at Master Mario Chiocchia’s School of Terni, where she studies and confronts herself whit the History of Arts, achieving a style that in a short time brings her to decide to give painting her full attention.

Thus begins an artistic journey that sees her increasingly more present at major national events and, thanks to the support of critic and artist Pino Bonanno, she also receives ample public and critics approval at numerous international events. Despite the self-awareness and recognition obtained, the ability to confront herself with other artists and cultural operators, met over the most recent years, takes her profoundly figurative painting towards new and unexpected dimensions.

Mostre personali e collettive (bio)

Galleria Umbria arte, Amelia (Tr)
Cavour Art, Terni

Mostra collettiva, Galleria Umbria arte, Narni (Tr)
Mostra collettiva, Galleria Umbria Arte, Amelia (Tr)
Cavour Art, Terni

Mostra personale in occasione della Giostra dell’Arme, San Gemini (Tr)
Settimana dell’artista, Narni (Tr)
Vitarte, Fiera d’Arte Contemporanea con Galleria Umbria Arte, Viterbo

Parentesi Quadro, mostra collettiva, Gubbio (Pg)
Segni dei cieli, segni dell’uomo, mostra collettiva itinerante con L’Università per Stranieri di Perugia e il Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, Lipari (Me)
Segni dei cieli, segni dell’uomo, Accadia(Fo) Segni dei cieli, segni dell’uomo, Spello (Pg)

Venere... Sensi e Sentimenti, mostra collettiva presso la Cappella Gentilizia di Palazzo Gazzoli, Terni

Cavour Art, Terni

Mostra Collettiva presso la Galleria Sargeni, Todi (Pg)

L’Umbria incontra il Piemonte, mostra collettiva presso Villa Gualino a cura di Galleria Umbria Arte, Torino

Una raccolta d’arte contemporanea, mostra collettiva a cura dell’Azienda pubblica di servizi alla persona Letizia Veralli, Giulio e Angelo Cortesi, Todi (Pg)

Contaminazioni d’arte a confronto, mostra collettiva  a cura della Galleria Cassiopea, Roma

Polvere di stelle 2... Palazzo Leti - Sansi, Galleria Umbria Arte, Spoleto (Pg)

Arte agli Spiazzi mostra Collettiva presso la Chiesa di Santa Maria degli Spiazzi, a cura dell’Associazione Sinergie, Terni

Festival Art 2010 mostra collettiva presso il Chiostro di San Nicolò, Spoleto (Pg)

Vincitrice premio Roberto Quacquarini-Insula Romana 2010, Bastia Umbra (Pg)

Annunciazione, mostra collettiva al Museo Diocesano di Terni, Associazione Sinergie, Terni

Rassegna d’Arte Contemporanea, città di Terni mostra collettiva presso presso Palazzo Montani Leoni, Fondazione Carit, Terni

Festival Internazionale dell’Arte per il Dialogo e la Pace tra i Popoli e le Religioni, Ambasciata della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede, Roma

Mostra d’Arte Contemporanea degli artisti al di fuori del sistema dell’Arte, presso Il Chiostro della Basilica Minore di Maria SS. Assunta, Santa Maria a Vico (Ce)

Vincitrice Premio Internazionale Spoleto Festivalart, Spoleto (Pg)

Colori Piccanti, mostra internazionale di pittura, Rieti 

Mostra Personale presso l’Agriturismo Pian di Tevere, Torgiano (Pg) 

Mostra d’Arte Contemporanea a cura della Carifano, Fano (Pu)

Festival Internazionale dell’Arte presso la Chiesa di S. Pietro, Leonessa (Ri)

Mostra personale presso la Pinacoteca di  Villa Colloredo Mels, Recanati (Mc)

Mostra collettiva Internazionale presso  Expoarte, Salvator de Bahia, Brasile

Mostra d’Arte Contemporanea al Palazzo Baronale di Avella, Avella (Av)

Arte sotto l’albero, mostra collettiva, Massa Martana (Pg)             

Mostra collettiva presso il Museo Diocesano, Terni

Mostra Personale nella Sala espositiva dell’Ospedale di Spoleto, Spoleto (Pg)                                             

2° Biennale internazionale d’Arte - Workshop, mostra al Museo di Bettona, E20Gaia, Bettona (Pg)

Mostra Collettiva Tracce 2012 nella Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Incontrinarte mostra Internazionale di Arti  Visive presso la Sala Espositiva Circolo Ufficiali di Palazzo Barberini, Roma

Umbria Water Festival, Mostra Collettiva, Stifone, Narni (Tr)

Mostra collettiva nella Chiesa di San Giacomo, Orvieto (Tr)

Mostra personale nella Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Mostra Internazionale nella Galleria Spazio 121, Perugia

Mostra Collettiva nelle cantine aperte Castello delle Regine, Podernovo, Narni (Tr)             

Workshop internazionale di pittura, E20Gaia, Pascelupo, Scheggia (Pg)

Festival Internazionale dell’Arte per il Dialogo e la Pace tra i Popoli e le Religioni, Ambasciata della Repubblica dell’Iraq presso la Santa Sede, Roma

Mostra collettiva presso Palazzo Maoli, Cittàducale (Ri)

Caravanserraglio, mostra collettiva Internazionale, Palazzo del Vignola, Todi (Pg)

1° premio Master of Masters, mostra collettiva, Teatro Olimpico, Roma

Artatamente, mostra collettiva presso La Gabelletta, Amelia (Tr)                

Vanity Art, mostra collettiva, Terni

Il linguaggio universale dell’arte, mostra internazionale Italia-Iraq, Palazzo di Primavera, Associazione Sinergie, Terni

Il linguaggio universale dell’arte, mostra internazionale Italia-Iraq, C.a.o.s. Museum, Centro Arti Opificio Siri, Associazione Sinergie, Terni

Cromosoma 2X, mostra collettiva presso Galleria Watts, a cura di Franklin Watts, San Gemini (Tr)

Triangolart, mostra internazionale presso la Rocca Paolina, Associzione KunstArte, Perugia

Mostra personale, Casa d’Asta DAMS, Roma

Workshop e mostra internazionale, Villa Turrita, E20Gaia, Dragoni (Ce)

Chiamale se vuoi, mostra internazionale, Galleria Spazio121, Perugia

Tracce, mostra Internazionale presso la Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Dentro un intreccio luminoso, mostra personale, Galleria Spazio 121, Perugia

Dialoghi permanenti, mostra Internazionale, Palazzo Petrignani, sala dello Zodiaco, E20Gaia, Amelia (Tr)

41 passi. Rassegna d’Arte Contemporanea, Palazzo di Primavera, Terni

In cammino mostra Internazionale, Chiesa dei Bianchi, Polo Museale Diocesano, l’Associazione Culturale KunstArte, Gubbio (Pg)

Minimalia 2, mostra Internazionale, galleria E20Gaia, Papiano, Marsciano (Pg)

Crno e Belo, biennale del Bianco e Nero, mostra internazionale, Kranj, Slovenia

Un petalo rosa, mostra collettiva, biblioteca di San Matteo degli Armeni, Perugia

Un petalo rosa, mostra collettiva, Cosenza

Marconi out/in, mostra Internazionale, Spoleto (Pg)

Arte per Altro, mostra Internazionale presso la Chiesa di Sant’Anna, Perugia

La grande illusione, mostra collettiva, Temple University Rome Campus, Roma

Mostra Personale, a cura di Franco Profili, Palazzo Eustachi, atelier Arte&Decò, Terni

Kunst in Schloss, simposio internazionale, Schloss Gabelhofen, Fohnsdorg, Austria

Occhiofatti, mostra collettiva, Chiostro di  San Nicolò, E20Gaia, Spoleto (Pg)

Ars Palliorum, mostra dei Gonfaloni per  la Corsa dell’Anello, Narni (Tr)

Art-Our: Altre Visioni, mostra collettiva presso l’ANPVI, E20Gaia, Perugia

Arte nel Borgo, workshop internazionale, E20Gaia, Izzalini, Todi (Pg)

La luce chiave della vita, mostra personale, Palazzo Vecchio, San Gemini (Tr)

Magnetic Zone, mostra internazionale, E20Gaia, Marsciano (Pg)

Marconi Art, mostra collettiva Internazionale, E20Gaia, Spoleto (Pg)

Natività mostra collettiva, Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Art-Our: Altre Visioni, mostra internazionale, Galerija Milotic, E20Gaia, Pola, Croazia

Art-Our: Altre Visioni, Museo Civico di Pisino, E20Gaia, Croazia

Tracce 2015, mostra collettiva, Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Art-Our: Altre Visioni, mostra internazionale, Galleria di Palazzo Apollonio, E20Gaia, Pirano, Slovenia

Scheggino dimora dell’Arte, Workshop Internazionale, Scheggino (Tr)

La Via dell’Arte... per la Vita, mostra collettiva, Palazzo del Popolo, sala delle Pietre, Todi (Pg)

Art-Our: Altre Visioni, mostra Internazionale, Centro Culturale Korotan Vienna, E20Gaia, Austria

Mostra Internazionale Profezia e Incanto, Palazzo Maoli, E20Gaia, Cittaducale (Ri)

Colori piccanti, mostra collettiva internazionale, Palazzo Comunale, E20Gaia, Rieti

Women +4, mostra collettiva internazionale, Palazzo Cesi, Acquasparta (Tr)             

Vincitrice Premio Recognition for High Quality Art Work, festival Internazionale di Kranj, Slovenia

Etichetta d’artista, opere in etichetta per il Verdello, vendemmia 2014, La Palazzola, a cura di Franco Profili, Arte&Decò, Terni

Art-Our: Altre Visioni, mostra Internazionale, Palazzo del Vignola, E20Gaia, Todi (Pg)

Natività, mostra collettiva, Chiesa di San Francesco, Narni (Tr)

La poesia delle emozioni, mostra internazionale, Chapelle St. Sulpice, E20Gaia, Istrès, Francia                    

L’Arte per L’Arte, mostra internazionale, ex Sala Borsa, Perugia

73.36, Amatrice e dintorni, mostra collettiva , Istituto d’arte A, De Felice, Terni

Ciao Umbria, biennale d’arte, Palazzo Bufalini, Città di Castello (Pg)

Tracce di acqua e di terra, mostra collettiva, Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Cromo nero, mostra internazionale, Scheggino (Pg)

Autori contemporanei reinterpretano le cartoline Alterocca, Canovaccio project # 3,mostra collettiva,Galleria GC2 Contemporary, Terni

Made in Umbria, mostra concorso 1° premio , Nuovo Caf, Cultura Arte Formazione, Terni

Simposio Internazionale d’arte contemporanea, Hotel Bellavista Club , Gallipoli (Le)

Bruxelles, mostra internazionale collettiva, Regions d ‘Europe.sezione Regione Abruzzo

Mostra de Cinquantenario Totò- Antonio de Curtis. mostra  collettiva, Foyer Teatro Politeama Catanzaro

San Valentimo Arte 2018, V Concorso Internazionale “ love , mostra colletiva, Palazzo di Primavera, Terni

Oltre lo sguardo: le attese, mostra collettiva, Galleria Spazio 121, Perugia

Schegge di natura, mostra  personale, Galleria Forzani, Terni

Tracce, XIII edizione, medioevo oggi, mostra collettiva, San Domenico, Narni (Tr)

Eccellenze ed arte sotto le stelle ,incontro internazionale di Artisti, Paglieta (Ch)

Personal and collective exhibitions

Galleria Umbria arte, Amelia (Tr)

Cavour Art, Terni

Personal Exhibition during the Giostra dell’Arme, San Gemini (Tr)

Vitarte, Contemporary Art Fair in collaboration with Galleria Umbria Arte, Viterbo

Parentesi Quadro, collective exhibition, Gubbio (Pg)

Segni dei cieli, segni dell’uomo, traveling collective exhibition in collaboration with University for Foreigners of Perugia and the Centro Studi e Ricerche di Storia e Problemi Eoliani, LiparI (Me)

Segni dei cieli, segni dell’uomo, Accadia (Fo)

Segni dei cieli, segni dell’uomo, Spello (Pg)

Venere… Sensi e Sentimenti, collective exhibition at the Gentilizia Chapel of Palazzo Gazzoli, Terni

L’Umbria incontra il Piemonte, collective exhibition at Villa Gualino curated by Galleria Umbria Arte, Torino

Contaminazioni d’arte a confronto, collective exhibition curated by Cassiopea Gallery, Roma

Arte agli Spiazzi collective exhibition at the Santa Maria degli Spiazzi Church, curated by Associazione Sinergie, Terni

Festival Art 2010 collective exhibition at Chiostro di San Nicolò, Spoleto (Pg)

Winner of the award Roberto Quacquarini-Insula Romana 2010, Bastia Umbra (Pg)

Annunciazione collective exhibition at the Museo Diocesano of Terni, Associazione Sinergie, Terni

Rassegna d’Arte Contemporanea, città di Terni collective exhibition at Palazzo Montani Leoni, Fondazione Carit, Terni

Festival Internazionale dell’Arte per il Dialogo e la Pace tra i Popoli e le Religioni Embassy of the Republic of Iraq to the Holy See, Roma

Personal exhibition at the Agriturismo Pian di Tevere, Torgiano (Pg)

Contemporary Art exhibitions curated by Carifano, Fano (Pu)

Personal exhibition at the Pinacoteca of Villa Colloredo Mels, Recanati (Mc)

International Collective exhibition at Expoarte, Salvator de Bahia, Brasile

2° Biennale internazionale d’Arte – Workshop, exhibition at the Museo di Bettona, E20Gaia, Bettona (Pg)

Collective exhibition Tracce 2012 at the San Domenico Church, Narni (Tr)

Incontrinarte International exhibition of Visual Arts at the exhibition room Circolo Ufficiali of Palazzo Barberini, Roma

Collective exhibition at the San Giacomo Church, Orvieto (Tr)

Caravanserraglio, international collective exhibition, Palazzo del Vignola, Todi (Pg)

Il linguaggio universale dell’arte, international exhibition Itay-Iraq, Palazzo di Primavera, Associazione Sinergie, Terni

Il linguaggio universale dell’arte, international exhibition Itay-Iraq, C.a.o.s. Museum, Centro Arti Opificio Siri, Associazione Sinergie, Terni

Cromosoma 2X, collective exhibition at Watts Gallery, curated by Franklin Watts, San Gemini (Tr)

Triangolart, international exhibition at Rocca Paolina, Associzione KunstArte, Perugia

Tracce, international exhibition at the San Domenico Church, Narni (Tr)

Dentro un intreccio luminoso, personal exhibition, Spazio 121 Gallery, Perugia

41 passi. Rassegna d’Arte Contemporanea, Palazzo di Primavera, Terni

Crno e Belo, biennale del Bianco e Nero, international exhibition, Kranj, Slovenia

La grande illusione, collective exhibition, Temple University Rome Campus, Roma

Personal Exhibition, curated by Franco Profili, Palazzo Eustachi, atelier Arte&Decò, Terni

Kunst in Schloss, international symposium, Schloss Gabelhofen, Fohnsdorg, Austria

Ars Palliorum, Gonfaloni exhibition during the Corsa dell’Anello, Narni (Tr)

La luce chiave della vita, personal exhibition, Palazzo Vecchio, San Gemini (Tr)

Art-Our: Altre Visioni, international exhibition, Galerija Milotic, E20Gaia, Pola, Croazia

Art-Our: Altre Visioni, Museo Civico of Pisino, E20Gaia, Croazia

Tracce 2015, collective exhibition, San Domenico Church, Narni (Tr)

Art-Our: Altre Visioni, international exhibition, Palazzo Apollonio Gallery, E20Gaia, Pirano, Slovenia

Art-Our: Altre Visioni, international exhibition, Korotan Cultural Center Vienna, E20Gaia, Austria

Winner of the award Recognition for High Quality Art Work, international festival of Kranj, Slovenia

La poesia delle emozioni, international exhibition, Chapelle St. Sulpice, E20Gaia, Istrès, Francia

L’Arte per L’Arte, international exhibition, ex Sala Borsa, Perugia

Mater, personal exhibition, complesso museale di San Francesco, Montefalco (Pg)

73.36, Amatrice e dintorni, mostra collettiva , Istituto d’arte A, De Felice, Terni

Ciao Umbria, biennale d’arte, Palazzo Bufalini, Città di Castello (Pg)

Tracce di acqua e di terra, mostra collettiva, Chiesa di San Domenico, Narni (Tr)

Cromo nero, mostra internazionale, Scheggino (Pg)

Autori contemporanei reinterpretano le cartoline Alterocca, Canovaccio project # 3,mostra collettiva,Galleria GC2 Contemporary, Terni

Made in Umbria, mostra concorso 1° premio , Nuovo Caf, Cultura Arte Formazione, Terni

Simposio Internazionale d’arte contemporanea, Hotel Bellavista Club , Gallipoli (Le)

Bruxelles, mostra internazionale collettiva, Regions d ‘Europe.sezione Regione Abruzzo

Mostra de Cinquantenario Totò- Antonio de Curtis. mostra  collettiva, Foyer Teatro Politeama Catanzaro

San Valentimo Arte 2018, V Concorso Internazionale “ love , mostra colletiva, Palazzo di Primavera, Terni

Oltre lo sguardo: le attese, mostra collettiva, Galleria Spazio 121, Perugia

Schegge di natura, mostra  personale, Galleria Forzani, Terni

Tracce, XIII edizione, medioevo oggi, mostra collettiva, San Domenico, Narni (Tr)

Eccellenze ed arte sotto le stelle ,incontro internazionale di Artisti, Paglieta (Ch)

Note critiche

 
Entrando nella Cappella Gazzoli, si viene avvolti dalle atmosfere quasi eteree di Valentina Angeli, con i suoi paesaggi, in realta' luce intorno a cui costruisce boschi onirici, dal colore tenue,un po' evanescente, dove il tempo sembra essersi fermato."
(Valeria Trombetti giornalista del Corriere dell'Umbria)
Ricchi di mistero e di simbologia i bellissimi boschi di Valentina Angeli, macchie di colore, luce che traspare, sogno.
Valentina Angeli presenta delle visioni naturalistiche uscite dal sogno e dall'anima, scaturite come da una fonte primordiale di emozione e mistero al cospetto della grandiosita' del creato.
L'impressione subitanea è quella di un luogo osservato, contemplato, in qualche modo vissuto,ma fuorviante semplicemente perche' quel luogo non esiste. E',invece una finestra dell'immaginazione dove l'artista ha sospeso nella pigmentazione pittorica la velocita' della luce, la vibrazione delle foglie, la sonorita' del vento, lasciando allo sguardo uno spiraglio da cui penetrare l'orizzonte, colto nella suggestione di un attimo e di un giorno che non ha riferimenti di tempo. Un non luogo, solo immaginato, forse desiderato, dove non c'è rappresentata figura umana perchè Tu sei nella composizione e davanti ad essa, immagine riflessa di uno specchio che ti restituiscelLa tua personalissima emozione.
Il suo impegno è sempre orientato a leggere e capire il disegno enigmatico della natura, di una realtà che ci invade e ci snerva per significati più profondi e meno apparenti di quanto rivelato dal nostro sguardo. Nelle sue opere, la luce, l'intuizione per lo squarcio che rivela e descrive, non è solo una luce fisica, un tracciato esterno di nessi e sensi, ma l'espressione di una "rivelazione", uno scuotimento interiore che illumina tutta l'intuizione, l'idea poetica. Costruisce l'opera partendo dall'idea delle apparenze di un mondo sensibile interiore, secondo il quale la ragione dominante si articola secondo norme compositive dettate dagli umori, dagli scarti esistenti fra i vari toni e le diverse tinte. Per Valentina, il processo elaborativo e l'esito finale esprimono, insieme, un'emozione che determina il senso dell'opera e la traccia di un'intuizione che si fa idea originaria, segno e significato finale. Nonostante i valori emotivi sempre espressi nelle opere, il suo lavoro pittorico è anche frutto di un deciso processo mentale e un meticoloso e calibrato uso del colore come materia di riflessione in perenne fermento, che esplode e implode a seconda delle condizioni umorali dell'idea primaria.


Opera di grande forza espressiva in cui l'attenta esecuzione tecnica è pari alla scelta del gioco cromatico, la cui luce prevale nell'equilibrio dell'insieme. L'artista, con ciò,dimostra un ottimo livello espositivo perseguito nella intelligente osservazione della natura fra emozioni e vibrazioni interiori. Opera preziosa per l'intuizione espressiva e per l'evoluta capacità pittorica di manifestare metafisicamente i propositi creativi".


Valentina Angeli: Abitare il silenzio per vivere la vita Non c’è opera, nel processo creativo di Valentina Angeli, che non rimandi all’idea dello spirito. Uno scavo che diviene, per lei, ragione di esistenza da vivere nella pratica artistica. L’idea dello spirito non ha, ovviamente, nulla a che vedere con il sentimento religioso, che è ben altra cosa e presuppone altro “scenario”. Nel suo modo di “vedere” e operare, la concezione della spiritualità s’identifica con una condizione interiore che è sempre presente nella sua produzione artistica. Sicura che materia e spirito concorrano alla creazione dell’opera d’arte, cerca l’armonia dell’essere come condizione vitale da cui derivare le variazioni dei processi espressivi. Tutto ciò si evidenzia come risultato di un’esperienza estetica rivelata prima nella coscienza e successivamente realizzata attraverso la prassi elaborativa. Niente, nel suo mondo creativo, è improvvisato, istintivo, casuale; tutto è progettuale e si manifesta nella visione logica d’insieme che obbedisce a una costruzione lenta e meticolosa, come quella che regola un atto sacrale. È spiegabile, così, questa mostra che ha una genesi fatta di stimoli e autorevoli “suggerimenti” già al tempo della sua partecipazione a Kranj (Slovenia), alla Biennale del Bianco e Nero, nell’Ottobre del 2013, ma che si apre sempre più a sviluppi sorprendenti. La progettazione di queste opere ha, infatti, un momento aurorale identificabile nell’affioramento e nella rilettura di antiche memorie custodite nel fondo della sua interiorità e con urgenza emerse dall’oblio. Sembrano simili alle reminescenze “millettiane” da cui traeva ispirazione il grande Van Gogh. Il suo impegno attuale si manifesta, quindi, nel ricomporre e ripensare gli appunti, le annotazioni registrate in anni di studio e di ricerca, scrutare e lasciar fluire una percezione e una visione da cui, in continuità, provengono. Proprio per sollecitare l’idea di convertire i singoli frammenti, in un ideale percorso di lavoro che potesse contenerli e celebrarli. Alla potenzialità del bianco e nero, alla loro pregnanza di significati simbolici, si richiamano, quindi, le opere di questa mostra di Valentina Angeli, artista dalle notevoli doti artistico-espressive, la quale si muove con grande coerenza e rigore in una continua ed elaborata ricerca in cui materiali, tecnica, sono utilizzati per sperimentare nel campo pittorico, fino ad approdare a esiti di grande meraviglia e profondità interpretativi. Tutta la scala cromatica nell’artista ternana è storicamente cercata ed espressa per rappresentare il significato dei suoi concetti espressivi: il verde, il turchese, squarci di rosso, il blu, ma il bianco, soprattutto, vera icona della sua arte, come il blu per il francese Yves Klein. Un esaltante percorso nel silenzio del bianco, quasi a vivere intensamente il significato simbolico indicato da Kandinsky: “…un nulla prima dell’origine, prima della nascita”. Sono opere offerte allo sguardo nella loro suggestione pittorica e, al tempo stesso, misteriose nel loro significato più profondo, frutto di una pulsione come interrogazione sulla vita e sulla complessità della sua origine. Tali da penetrare nell’infinito dello spazio-tempo in una continuità immediata tra emozione e colore, tra osservazione della realtà e creazione lirico-fantastica. Nel “bianco e nero”, l’Angeli, trova la luce, la sintesi finale di tutti i colori teorizzata da Isaac Newton e da Eugène Chevreul, luce che esalta la vibrazione interna delle superfici, mettendo in evidenza nello spazio l’espansione emotiva della stessa opera, così come sentita dalla sua personale soggettività e tensione interiore. È un’artista rigorosa, che pone molta cura nella scelta e nella preparazione dei materiali e del colore utilizzati, in un impegno di grande passione professionale, il cui risultato non è mai espressione di angoscia, ma di tensione verso il raggiungimento di una dimensione positiva, oltre le incertezze, le paure che pervadono la nostra esistenza. Dal “figurativismo” deriva la sua individuazione delle possibilità espressive della materia, ma con una speciale attenzione a far emergere, non il gesto immediato dell’espressionismo, ma una metodica, lenta, vitalità del colore che avvolge e richiama i moti interiori. Valentina Angeli mitiga il fragore delle emozioni nella riflessione e nella contemplazione e ai disordinati e assordanti rumori della realtà quotidiana, preferisce i percorsi silenziosi nei mondi dell’interiorità. Difendendo gli esiti raggiunti con gli sbocchi espressivi insiti nella forma, colore, materia, rigorosamente studiati ed elaborati, elementi centrali della sua poetica, costruisce una personalissima cifra espressiva, ricca di stimoli e di suggestioni simboliche, in una qualità formale di grande forza, sempre in sintonia con il clima culturale e artistico contemporaneo. Le sue opere rappresentano l'essenza e l’esigenza di un percorso artistico che, con gli anni, si è irrobustito, diventato più ricco di suggestioni e di esiti, nell’essenza primaria del dire di sé. Essenza come sintesi di mezzi espressivi, che esaltano i valori, lo spirito, le elaborazioni che caratterizzano tutte le opere di questa artista, tenace quanto fragile, volitiva quanto sensibile. In definitiva, la sua vera forza espressiva si evidenzia ai massimi livelli attraverso i silenzi, che invadono le sue elaborazioni senza tempo, eteree, ottenute per rinuncia di segno, di gesto, di colore, dove la luce affoga di bianco e squarcia le immagini, anche quelle ricordate con la variazione del colore. Silenzi rispetto all'assalto cromatico di lavori precedenti, in cui la dominante blu e verde sgorga come sorgiva dall’interno della materia, che l'artista plasma e tempera per cercare di lenire l’inquietudine del mondo. Il gioco delle piccole variazioni fra bianco e nero, o fra le immagini della natura arborea diventa cifra, ricamo insistito dell'artista che interviene con la maniacalità propria delle opere più complesse. Ciò è sempre ribadito, nei precedenti, come in questi lavori, in cui si evince sempre, oltre al rigore dell'esecuzione, una ricerca minuziosa e calcolata che non lascia spazio al caso, ma trova nella mente l’intensità del fare: giochi mentali, ma anche ansie, paure, sofferenze, speranze. Opere facilmente assimilabili dalla percezione visiva, accattivanti nell'uso puro del colore che si fa nobile strumento steso dall'artista e che esprime, anche solo attraverso una semplice tela, la vitalità e l'anelito di chi ha fatto dell'arte la sua ragione di vita.
Di fronte alle opere di Valentina Angeli , viene immediatamente di porsi delle domande. Quali rapporti la pittrice di Terni ha con il mondo che la circonda o quello immaginario dove vorrebbe trovarsi in un qualsiasi giorno dell'anno o in differenti stagioni. Un piccolo Eden il suo, dove ognuno di noi vorrebbe trovare quella pace e serenità che la vita quotidiana ci nega .La luce è l'elemento principe nella pittura della Angeli. Una luce che ha del soprannaturale o del divino attraverso la quale ella domina le migliaia di vibrazioni di verdi (ed in pittura si sa bene quanto difficile sia questo colore). Una natura immacolata , quasi incredibile , dove non appare l'elemento umano ma che Valentina sente nel profondo del suo io interiore. Di fronte ad un Autunno ci si sente quasi impotenti, perché la forza della natura ed il bagliore improvviso della luce , ci rende timorosi su quanto la natura possa prepararci. Un autunno bello e triste forse anche per la Angeli, che affronta l'inverno con colore viola dove gli arbusti fra la nebbia, sembrano non avere più vita. Molto belli Mezzogiorno sul fiume e Carezza di luce , due immagini surreali della natura , dove la luce ha un che di astrale. L'arte per Valentina Angeli non è una questione di teorie della conoscenza o di chissà quali altre interpretazioni filosofiche , ma una necessità. La razionalità con la quale crea le immagini della natura è schiettezza che proviene dal cuore prima ancora che dal cervello o da qualche mediazione culturale. Valentina elabora una produzione tesa a cogliere il sacro dell'azione , l'eternità silenziosa al di là del tempo. Il punto di partenza della pittrice definito da una rigorosa alternanza di luce e di ombre, è tutto italiano pur perseguendo gli indirizzi paralleli a quelli della pittura del '900. La mostra alla expo di Spoleto 2011 vede l'Angeli protesa a emancipare la sua ricerca formale della rappresentazione realistica della natura che pure non disconosce una sua verità universale. Dipinge i suoi paesaggi , la sua terra "verde" che non avverte alcun pericolo di mutamento apocalittico , cercando di non sottrarre ad essi il meglio della loro essenza lirica. Continuerà a farlo perchè dipingendo , dipingerà sé stessa.
Siamo lieti di ospitare la personale di Valentina Angeli nelle preziose sale del Museo Civico di Villa Colloredo Mels. Sale e spazi estremamente prestigiosi che vengono concessi solo a chi crea e respira la vera arte. Valentina Angeli ha il taglio della grande artista perche' alcune caratteristiche della sua pittura sfiorano la perfezione. Bellissimi i suo figurativi che prendono forma da pennellate decise e si accendono di colori sapientemente dosati, cosi come quasi magica appare la sua capacita' di catturare la luce. Una magia che ci restituisce delle opere preziose e di rara bellezza. Come Assessore alle Culture auguro alla a Mostra tutta il successo che indubbiamente merita data la qualita' dell'artista, sicuro che culturalmente rappresentera' un punto di riferimento fondamentale nella programmazione di questo fine anno.
Prosegue all'insegna dell'altissima qualita' l'attivita' espositiva a Villa Colloredo Mels e accoglie per questa occasione Valentina Angeli, pittrice umbra dal grandissimo talento. Un'artista che ha saputo raccogliere le suggestioni della sua terra d'origine trasformandole in arte. Prendono cosi vita nei suoi dipinti i meravigliosi paesaggi umbri, animati da una profonda carica emotiva dove la luce si manifesta come elemento dominante richiamando una dimensione più profonda, dai contorni metafisici. Auguro dunque alla mostra tutto il successo che merita, sicuro che rappresentera' un punto di riferimento importante sia per tutti i recanatesi sia per i tanti turisti che ogni giorno visitano la nostra città.
La pittura di Valentina Angeli è la traduzione figurale della dottrina "Luriana" della Luce. L'artista si solleva dalla dimensione del quotidiano e, sciogliendo se stessa dai legami di schemi mentali consacrati dal conformismo di secoli, ricerca il senso dell'esistenza ben oltre la dimensione del visibile, spingendosi al di là dei confini di una conoscenza fondata solo sulle fredde regole dell'intelletto kantiano. Valentina Angeli squarcia il velo di Maya che separa l'uomo dalla conoscenza di verità eterne individuando la sostanza dell'Essere nell'impalpabile condizione della Luce. Nella dottrina Luriana, la luce divina è intesa come qualcosa che dallo spazio primordiale penetra dentro la materia, come anima di essa, in un tutto omogeneo che uniforma lo Spirito delle cose. Valentina intuisce che la creazione ha il proprio fondamento nella luce. Con coerenza, pertanto, cerca di cogliere quanto di luce si cela ancora ai nostri occhi, penetrando nella più intima dimensione delle cose, dove scintille di splendore sono ancora prigioniere della colpevole opacità della materia. Ecco allora che nella pittura della Angeli, la sostanza-luce diventa forma, una sorta di immagine ideale che si traduce in visioni costruite da brividi di Assoluto: alberi, montagne, cieli, paesaggi estesi all'infinito, varchi improvvisi scavati da accentuati colori dentro intrichi di foglie simili a finestre aperte verso quell'orizzonte sublime di cui parla Leopardi e che Friedrich traduce in un linguaggio di forme che aiutano l'uomo a penetrare il sentimento della propria finitezza. Valentina Angeli diventa la pittrice del sublime matematico: la sua sensibilità si fa uno con l'anima delle cose, col colore del cielo, penetrando la durezza della roccia e la corteccia dell'albero, in un'osmosi di spiritualità che unisce il finito all'infinito, l'arte alla fonte eterna di ogni sublime ispirazione.
"Ancor dal monte, che di foschi ondeggia / frassini al vento mormoranti e lunge / per l'aure odora fresco di silvestri / salvie e di timi, / scendon nel vespero umido …". Così si esprimeva il poeta Giosuè Carducci nella sua poesia "Alle fonti del Clitumno", descrivendo un momento di particolare fascino della terra umbra, crogiolo di cultura e "mediterraneità". A quei paesaggi ameni, ricchi di humus e di profonda spiritualità, volge il suo sguardo Valentina Angeli, una delle più qualificate artiste umbre; il suo senso cromatico e la attenta osservazione del territorio le hanno permesso, però, di cogliere atmosfere insolite e particolarmente emozionanti riverberi della sua anima. Lo scenario, che rimanda a quello amazzonico rigoglioso e vergine, coglie i sapori tipici delle foreste umbre in insolite visioni d'insieme, ove le goccioline d'acqua in sospensione giocano a formare una foschia a volte densa, altre leggera ed impalpabile; sono scenografie che si avvalgono di pigmenti soffusi quali sospiri di coralità estreme, dalle tonalità verdi e blu, lussureggianti, esuberanti, con architetture minime pregne, però, di simbolismi occulti dai risvolti esoterici, tesi a guadagnare ogni spazio della tela. Nelle sue opere Valentina Angeli si serve di misteriosi riflessi dalle intense tonalità per stimolare l'immaginazione del fruitore e riportarlo in un mondo incontaminato dalla mano dell'uomo, forse nell'era mesozoica viva per una natura senza fiori ma con un fogliame ricco e florido; le immagini sembrano quasi avvolte in un silenzio sospeso nel tempo, forse in attesa che un suono incomprensibile squarci la tranquillità incombente. Ma questa luminosità, intervallata da luminescenze accese e dal chiarore cangiante dal verde al bluastro, al rossiccio, al giallino dell'intricato mosaico di felci e di cicadee, formanti la lussureggiante foresta, sembra alla ricerca di spazi inviolati, liberi dalla violenta passionalità incombente sul mondo visibile. Il reale si trasforma, così, in atmosfera metafisica echeggiante di rumori naturali e di sottese emozioni al di là del tempo; ma, quando si isola un frammento di reale e lo si proietta in uno spazio onirico atemporale, quando questo elemento si fonde con le intimi sensazioni sedimentate dall'anima e dalla mente, la visione appartiene ad un altro mondo. Valentina Angeli in quei paesaggi evanescenti avverte l'esigenza di iniziare un viaggio introspettivo, laddove sentimenti, desideri, pensieri, così come pure il senso dell'identità, si congiungono e originano profonde riflessioni su di sé e sull'anima umana intesa anche come psyche individuale. La "oikeiosis" (introspezione), emersa dopo una attenta "synaesthesis" (percezione interna), le consente di sviluppare una proiezione del proprio essere in conformità con il "logos universale" e, rapportandosi alla "voce" interiore, la sua introspezione può intraprendere un "dialogo della stessa anima con se stessa" e, quale artista saggia, allontanarsi dagli aspetti futili della quotidianità e dalle passioni svianti per riflettere sulle realtà esistenziali. La sua profonda introspezione la rende cosciente della "voce divina" perché "noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas, et si tuam naturam mutabilem inveneris, trascende et te ipsum" ("non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: nell'interiorità dell'uomo abita la Verità, e se troverai la tua natura mutabile, trascendi anche te stesso", Agostino, De vera religione, XXXIX). A Valentina Angeli l'introspezione consente, infatti, di analizzare il fluire dei suoi stati d'animo in una successione talmente ineffabile da non renderle possibile il distinguerli nettamente; tensione, intensità, capacità di carpire ogni sensazione di fronte a paesaggi indescrivibili offrono alle sue opere accenti tale da far vibrare il cuore dei fruitori tra istanze memoriali e strutture dall'intensa <surrealtà>. La tecnica raffinata dell'artista sa dosare le aree di abbacinante luminosità con quelle appena percepite in una palpitante sensazione di intimo calore e le anima di luci soffuse e di evanescenti emozioni. Spazi inusuali che, come per magia, si sovrappongono a pensieri e meditazioni, mentre l'emissione di chiarori da sorgenti diffuse, la riflessione e la rifrazione della luce, da parte di piccole particelle di acqua dissolte nell'aria, si stagliano con incredibile leggerezza e propongono percezioni impalpabili che le velature tipiche della pittura ad olio rendono in trasparenze lievi e delicate, ravvivate in successivi strati di luce in modo che la stessa realtà naturale è resa sacra in attimi magici dal gusto sublime. Nei lavori di Valentina Angeli si assiste all'infrangersi prepotente di colori riflessi, che inducono al miraggio, e di particolari cromatismi, i più affascinanti in assoluto, quelli che possono manifestarsi al tramonto o all'alba per il "sundog mock crepuscolar rays" (letteralmente "cane del cielo crepuscolare", riferito al fenomeno che evidenzia una divergenza dei raggi solari attraverso i bordi di nubi e dei profili montuosi) per i quali la natura si avvale di quel tocco di magia in più, anche in virtù del fatto che possono essere ammirati e goduti intensamente per pochi minuti e solo in determinate condizioni atmosferiche e psicologiche; la loro rarità infonde in queste manifestazioni una ricchezza emozionale unica ed irripetibile. È così che l'artista propone anche colori non esattamente dello spettro della luce bianca: il rossastro spesso tende al magenta, il giallo all'arancione e così via in reazioni dovute alle interferenze della luce illuminante la foresta umbra con le intime pulsioni dell'artista. Dolcemente ella si tuffa nell'iridescenza crepuscolare o nell'effetto della rifrazione dei raggi solari bassi sull'orizzonte attraverso l'umidità ed il pulviscolo atmosferico, caricandosi di colorazioni che variano tra l'arancio e il rosso, mentre blu e verde vengono percepiti come azzurro ciano, rosso e blu come rosso magenta, rosso e verde come giallo in base all'angolo d'incidenza … il tutto filtrandolo con il cuore e con la personale psiche. I suoi boschi rigogliosi rimandano alla stessa "mater magna" latina (la grande madre terra), che sa accogliere e confortare l'uomo nel suo peregrinare sulla terra. Di fronte all'abbagliamento di queste visioni, oltre all'intimo turbamento sembra quasi che l'insieme provochi una soppressione momentanea della vista per l'azione dell'azione luminosa non localizzata sugli occhi. Michel Foucault, nella sua "Storia della Follia" nell'età classica, afferma che "l'oscurità che regna nel cuore stesso di ciò, che è eccessivo nello splendore della luce, … nell'abbagliamento l'indietreggiare generale degli oggetti verso la profondità della notte ha come sua correlazione immediata la soppressione della visione stessa; nell'istante in cui avverte gli oggetti dileguarsi nella notte segreta della luce, la vista cede nell'attimo della sua sparizione". La sensazione, riferibile al visibile, ha come contraltare la personale percezione che permette al fruitore di interpretare tali stimoli attribuendo ad essi un senso, un significato, mentre la sua mente diventa mezzo d'adattamento a fattori rapportabili all'ambiente, ma non a quello "boschivo", quanto a quello intimo dell'artista. La suggestione di queste opere evoca una indagine intimistica, tutta giocata sulla sintesi armonica di linguaggio visivo e di poesia che si traduce in forme e colori; in Valentina Angeli l'immagine affascinante, che evoca e culla i cromatismi in un riaffiorare di emozioni, offre una sovrapposizione tra i messaggi, provenienti dalla realtà che traspare quasi fosse un sogno ed è proposta a livello conscio, e la ricchezza di informazioni che derivano dall'inconscio dall'artista arricchito delle personali esperienze ed emozioni e contenute nella sua memoria a breve e lungo termine. Nelle opere di Valentina Angeli si scorgono elementi malinconici, che le impediscono di aprirsi pienamente alla vita, ma anche una profondità intellettiva ed un desiderio di dissolvere ogni nebbiolina per cogliere appieno l'istante dell'esistenza. Sono sensazioni che si inseguono nella bruma delle valli delle sue visioni naturalistiche e oniriche che, scaturite dal profondo della sua anima, sono in grado di superare lo spazio-tempo fino a raggiungere una congiunzione cosmica. L'artista evita qualsiasi tipo di gestualità o inverosimili astrazioni, ma la sua espressività evoca quella realtà viva di sentimento e di poesia che sente in sé; ella mostra l'iridescenza della propria anima in un processo percettivo globale, che coinvolge diversi aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali e, se è guidato dalle accezioni attuali, è sempre condizionato però da quelle passate in immagini, pensieri ed emozioni. Immersi in una suggestione atemporale, si assiste in silenzio al dissolversi dell'anima dell'artista nell'iridescenza sovrapposta alla luce dispersa nel mondo, frantumata nel tempo e nell'universo luminoso in una scia dall'incisivo senso cromatico e dalle diffuse tonalità. La pittura di Angeli con queste evanescenti iridescenze ed i soffi di colore esprime al meglio la luce con i suoi vibranti elementi ed il pensiero che è insito. Il conscio e l'inconscio in sintonia totale si fondono nella sua opera e vibrano all'unisono dando origine a intimi messaggi, sensazioni e interpretazioni del reale dall'elevato impatto emotivo e dalla grande carica espressiva con tecniche e percorsi di ricerca personale. Sembra quasi di sentire: "Ed ecco la luce del primo mattino / che viene a liberare la mia iridescenza: / la mia anima si espande / e tutte le sue forme respirano, / per suonare una crescente sinfonia / da sempre conosciuta. / Arcobaleno, ora conducimi / dove so di dover andare." (Alex N) Valentina Angeli analizza a fondo la luce, nel tentativo di scoprirne i segreti più nascosti ed ogn suo aspetto sia materiale che spirituale, con una potenza espressiva unica grazie ad un linguaggio visivo dalle sottili gradazioni di luminosità e di cromatismi, fusi impercettibilmente in uno sfumato che rende "privato" il paesaggio e l'atmosfera rilucente di vapori soffusi, di nuvole, di umidità, di foschia grazie a sottilissime luminose velature ed all'effetto dello "sfocamento" e dello schiarimento.</surrealtà>
A proposito di PAESAGGI UMANI In quella che ormai è diventata una vita passata a curiosare nelle botteghe, nelle case e, non di rado, pure nelle vite degli artisti e dei creativi che con il loro lavoro provano a dare un senso e una dignità ad un mondo che sembra avere perso la testa, e non solo quella, nella rincorsa verso una globalizzazione della cultura che vuole fare tabula rasa della storia, delle tradizioni, della identità e del carattere di ogni comunità, la costante che ha distinto il mio lavoro nel mondo dell’arte è stata proprio quella di dare voce alle diversità e unicità che popolano la piccola porzione di terra in cui viviamo. Certo questo metodo personale nulla ha a che fare con gli studi ed è solo lontano parente di quello che possiamo definire un lavoro curatoriale scientifico. Il risultato di questa mia scelta è che lascio ai professionisti il peso delle strategie, degli affanni, del lavoro di tessitura dei rapporti utili a costruire successo e riconoscimenti, mentre a me restano quelle che gli altri evidentemente ritengono cose di poco conto, la qualità dei rapporti umani e, scusate se è poco, la libertà di poter dire senza rischio alcuno per una carriera che non ho da salvare, cosa penso di questo cavolo di mondo e dei suoi abitanti. A questo punto della storia è certo che io e gli altri ci muoviamo per obiettivi diversi, gli uni alla conquista dei palazzi, delle poltrone e dei mercati, io, molto più semplicemente, a vivere e assaporare le occasioni e gli incontri dati dalla vita: cosa ci si guadagni e cosa ci si perda ad essere da una parte o dall’altra è cosa da lasciare al momento in sospeso, in attesa di approfondimenti che di certo non faremo mancare. Ogni tanto comunque, e più spesso di quanto venga da pensare, avviene il miracolo e quelle che sembrano strade distanti e impossibili da fare incontrare (quelle consigliate appunto dal cuore e quelle ragionate invece dal cervello) arrivano a convergere sul lavoro di artisti che evidentemente hanno la capacità di battere e superare gli schemi, le categorie, le diffidenze e le rivalità costruite dal (presunto) sapere degli esseri umani e dalle squadre da loro messe in campo. A proposito di TITOLI Questo è esattamente il caso di Valentina Angeli il cui lavoro ha la forza di raccogliere e mettere insieme, oltre a quelli del pubblico, gli unanimi consensi della critica, quella ufficiale, quella militante e pure quella libera (termine che non so se esiste ma che, come dice Catone, un carissimo e simpatico venditore di tappeti, suona bene) e di certo non aveva proprio bisogno di questo mio, piccolo e tardivo, contributo. Seguo il suo lavoro soltanto da qualche mese e con sincerità debbo dire che mai mi era passato nella mente di arrivare un giorno a poter costruire con lei un progetto espositivo. Ma, come già anticipato nella apertura di questo breve testo, qualche motivazione al mio essere (diverso) in questo mondo dovrò pure darla, così un giorno, dopo averla presa a male parole per i titoli inutili che usava affibbiare a opere che – a differenza delle molte, troppe, che senza quelli neanche vivrebbero – parlano da sole senza il bisogno di orpelli e ulteriori spiegazioni, mi è venuto di lanciarle una sfida. A quel punto eravamo semplici conoscenti è chissà come osai dire la mia sulla convinzione che l’opera d’arte perfetta può essere solo quella a cui si arriva attraverso un lungo e a volte anche doloroso processo (mentale prima che pittorico) di continua sottrazione di tutti quegli elementi che stanno lì solo per ammaliare il pubblico e, spesso, a confondere ulteriormente le idee dell’artista se non a nascondere e camuffare la pochezza delle stesse. Per qualsiasi forma espressiva praticata dall’uomo sta proprio nella capacità di sintesi lo spartiacque tra l’arte nelle sue forme più alte e quella da dilettanti che ognuno di noi è libero di fare per se stesso, per i parenti e per gli amici: per assurdo il concetto è sintetizzabile nella formula “più metti e meno hai da dire”. Per riportare questo mio pensiero alla pittura di Valentina, da sempre legata ad un figurativo che, pur rimanendo assolutamente tale, è cresciuto negli anni fino ad arrivare a guardare, con curiosità, affetto e complicità altri mondi, la sfida è stata proprio quella di invitarla a tentare di vedere cosa mai sarebbe potuto succedere ad una formula divenuta negli anni perfetta riducendo al minimo l’uso del suo principale ingrediente: il colore, appunto. Sin troppo semplice e naturale, per chi, come il sottoscritto, nella precedente vita da artista (precedente solo perché oggi ci provo con modi, tecniche e finalità diverse), ha fatto dapprima di un solo mezzo, il disegno, e poi di un solo colore, il nero, gli strumenti per arrivare alla già ricordata sintesi, ma certamente più complicato per chi invece, come Valentina, ha fatto dell’uso del colore tutt’altra storia. A proposito di SFIDE che diventano DIALOGHI Così la mostra proposta da “Officinaed’Arte” #4 muove proprio da quella nata nella mia testa come una sfida, sfida che l’artista ha accettato senza battere ciglio, come se fosse la cosa più naturale da provare a questo punto della sua vita. Le opere monocromatiche che presentiamo per la prima volta a Terni parlano un linguaggio che regge senza timore alcuno il confronto con le sorelle fatte di più colori tanto che abbiamo deciso di presentarle in mostra e in questo catalogo non come lavori a sé ma a contatto e in dialogo diretto con quelli per i quali Valentina è stata sino ad ora conosciuta. Quando abbiamo deciso che fosse arrivato il momento di vederci per valutare le opere e la loro presentazione per questa mostra ci siamo ritrovati a scegliere pezzo dopo pezzo esattamente le stesse cose e il lavoro duro è diventato per entrambi quello di provare a spiegare con i nostri miseri argomenti tecnici il perché di quelle scelte a mia figlia Asia che con fare deciso proponeva, punto per punto, esattamente il contrario sottolineando che lei rappresentava in quel momento i gusti del “pubblico” mentre noi non si sa bene cosa. Superato l’impiccio e restati – conoscendo la cocciutaggine della ragazzina che supera di molto la mia, ne sono certo – ognuno sulle proprie posizioni, ci siamo quindi ritrovati a costruire la traccia di un percorso espositivo in cui, non so per quale misterioso meccanismo, il rapporto tra i lavori monocromatici e quelli fatti da più colori invece di creare problemi e conflitti, si è presentato ai nostro occhi come un rapporto di complicità in cui, in uno scambio alla pari, gli ultimi arrivati finiscono per dare sostegno agli altri e, a loro volta, da quelli ricevono nuova luce: per arrivare, insieme, ad avere un valore complessivo che ognuno di voi potrà valutare essere di gran lunga superiore alla somma di ogni singolo componente preso da sé e isolato dagli altri. A proposito di CORALE A proposito di diversità nelle motivazioni, nelle scelte e nelle tecniche che fanno di ogni vero artista un caso unico e non replicabile, la pittura che presenta Valentina, a differenza di quella proposta da Alessandro Vignali che l’ha appena preceduta in questo stesso progetto, parla di un mondo in cui i rapporti tra gli esseri umani e tra questi e la natura, sono fatti di dialogo e confronto svolti, almeno all’apparenza, per vie non conflittuali. Che poi sia proprio uno come il sottoscritto – impegnato negli ultimi anni a usare le arti visive per dire la sua di un universo di cui non è neanche per un po’ contento – a dover fare i conti con una artista impegnata da sempre nella rappresentazione di un mondo ben più pacifico e sereno di quello che rode il mio cervello è solo l’ennesima, speriamo non ultima prova, di come nella vita, almeno per il sottoscritto, tutto sia ancora possibile. Per tornare al concetto con cui ho iniziato questo testo, sul tema dei (brutti) mondi reali e della libertà che ognuno di noi ha di immaginare e anche costruire dei (diversi) mondi possibili, Valentina è solo l’ultima di un nutrito gruppo di artisti ed operatori che a Terni continua a produrre e realizzare cultura lasciando aperte le proprie case al vento ed alle idee che vengono da lontano. Questo è il mondo possibile in via di costruzione da queste parti grazie al contributo degli artisti e dei creativi da me coinvolti (oltre 500 proposti nelle mostre ufficiali delle varie edizioni di CavourArt Festival e 80 solo per “Arte al cubo”) nei progetti che nell’ultimo decennio hanno fatto di Terni una città magari poco “accademica” ma di certo più libera e accogliente di tante altre. Figuratevi da quale altezza, evidentemente non solo morale, ci permettiamo di assistere alle vicende dell’altro mondo, quello cosiddetto reale, sorridendo delle manovre che riempiono le giornate dei nuovi barbari e dei tanti che si illudono di difendere a colpi di strategie, di fossati e di barriere i privilegi dati dal caso e dalla fortuna di essere nati nella parte ricca di questo mondo.
 
 

LA PITTURA È IL LINGUAGGIO

Apparirà strano ma per Valentina Angeli la pittura non è un linguaggio, è il linguaggio; e dopo viene solo la morte, l’assenza di tutto, il vuoto, lo sprofondare dove nessuna conoscenza ha potere. Non è possibile dire alcuna parola su questo immenso poema del colore senza partire da qui, dal pensiero che la pittura sia, che rappresenti anche se non raffiguri. Che indichi, scopra e riscopra, vesta e rivesta il cuore del mondo, ne cerchi con ostinata passione il punto, con stremata dolcezza la temperatura.

Dalle tenebre, dal nero, è il gesto a riattraversare il passaggio che porta il colore ad accogliere la luce. Con un fascino dell’estremo dove il desiderio di pittura porta al suo ritrovamento. Opere queste, che nascono da un legame interno e appassionato tra l’artista e l’opera, in un confronto, tra pittura e pensiero che la comprende, diretto alle radici, a quel coinvolgimento di cultura e sentimenti propri per questo lavoro. L’effettiva continuità che attraversa tutta l’opera della Angeli non è da ricercare nella tradizionale stabilità della forma, ma nel persistere del colore come essenza primaria, dotata di una propria capacità di infondere senso. È il colore a consentire la pittura, non viceversa. Le differenze di indagine dell’artista notate in questi ultimi anni restano e a testimoniarlo sono proprio le diverse impostazioni formali, ma è il cuore del problema a rimanere lo stesso. Il colore si pone come un elemento di infinita esperienza e conoscenza, molteplice e vario per sua stessa costituzione. Dimora di un continuo apprendere più che di un sedimentato sapere. La pittura e il gesto che la compie, sono il movimento di questa avventura conoscitiva, rinnovata e rinnovabile in ogni nuova tela. Perennemente ruotanti attorno a un desiderio che non si giunge mai a colmare. I significati di Valentina Angeli sono nella pittura che rifiuta anche, nella propria costituzione, di fenomenizzarsi come somma di separati accadimenti successivi. Essi se mai vengono unificati in uno spazio oggettivamente definito in cui il quadro stesso (l’oggetto) ha di per sé un valore relativo, mentre si giustifica nella modularità dello spazio. Spazio dunque come matrice, luogo di azione, di sperimentazione dei segni e delle incidenze cromatiche. Spazio come testimonianza di un comportamento in unità di tempo, di luogo e di azione, per una percezione non ambigua. Un rigore ed una continua decantazione che si sono sviluppati attraverso il tempo con coerente modulazione di motivi, che hanno avuto sempre come base un filtro mentale ed una distaccata ironia, sono gli elementi caratteristici dell’opera di Valentina Angeli.

Nella stagione più recente la pittrice dall’ambiguità dichiarata del colore-forma e della luce, che quale colore diveniva immagine, è passata ad una dialettica ancor più essenziale. Quanto avveniva con il contrasto delle forme e dei colori, ora che le superfici dei quadri quasi si monocromizzano (prevale in linea di massima un bianco corposo e denso, si veda ad esempio la serie dei dipinti Winter del 2015 iniziata in qualche misura con Artico del 2014) avviene ora con sottili separazioni, con andamenti che imprevedibilmente interrompono la superficie. A queste tracce si collega l’idea della profondità e dello spazio intesi come qualcosa di continuo che può essere interrotto senza per ciò venir compromesso. Da una negazione insomma nasce un’affermazione. È quindi il caso di osservare, alla luce di questi ultimi dipinti, fino a che punto l’indagine di Valentina Angeli si sia esplicata e come nel suo complesso il processo sia avvenuto.

Al problema colore-forma-luce è infatti subentrato ora quello dello spazio-colore con un senso più esistenziale della profondità. La tensione psicologica del colore, il suo divenire superficie è infatti il prodotto di un senso del tempo e dello spazio raffrontati appunto alla scansione e alla misura del loro fluire e al contempo al loro continuo divenire, considerato nella sua assoluta completezza. L’opera dipinta quindi non è più fine a se stessa nella sua assolutezza; è invece il presupposto e il punto di partenza di un autentico diagramma mentale. Non siamo a livello di contemplazione bensì a quello di immediata proposizione per un intervento diretto dell’osservatore; contemporaneamente nell’iterazione delle opere, nella continuità di una tematica (sempre messa in discussione) abbiamo un’immagine pulsante ed avvolgente di una idea e di una definizione dell’esistere in quanto situazione aperta ed osservata senza effusione sentimentale, bensì con ironia di fondo, grazie alla quale ogni certezza diventa interrogativo nel rigore rarefatto e sospeso di un preciso calcolo mentale.

La preparazione della tela, che assorbe innumerevoli strati di colore, il passare e ripassare sul quadro, il raschiare gli strati superficiali per far emergere gli inferiori costringono l’artista ad un’azione lentissima, meditata, reiterata sullo stesso dipinto, che impedisce ogni cedimento momentaneo, ogni abbandono immediato. L’irruzione nel campo della tela della gestualità evidente del pennello, richiama certo esperienze vagamente informali, ma il gioco è più sottile: la lentezza dell’esecuzione stravolge il gesto, così come la superficie non è mai stata in Valentina Angeli, un campo monocromo da violare, ma semmai un brulicare di sentimenti, ora affioranti, ora immersi nel gran magma del colore. Il gesto della pennellata entra così in relazione dialettica con la durata della meditazione ideativa, elemento, quest’ultimo, non solo presente nel modus operandi di Angeli, ma evidente nelle sue stesse opere. Una violenza apparente si stempera nella grazia: l’azione, l’atto finale, il gesto sulla tela, sono infatti il momento catartico di un lungo processo, parimenti presente nel dipinto. La natura del colore e del segno di Angeli non cade nella semplice trappola della narrazione o della descrizione. Si tratta invero di costruire una nuova natura, una diversa realtà fenomenica, che non sia più fondata però sul dato naturalistico, che si rifà all’esemplarità del mondo naturale. La pittura di Valentina Angeli ci afferra, ci costringe a seguirla, una pittura che vuole essere presente e con la sua presenza costituisce motivo di continua attesa. Un lavoro che procede secondo un andamento particolare e ininterrotto: arrivare alla propria profondità. Raggiungersi. Una traccia riscontrabile nelle sue opere che ci ha lasciato è il segno dell’inquietudine. Quell’attesa che attende e si fa attenzione.

In Desiderio un olio del 2011, sono già presenti quei ritmi e quegli spazi sincopati che saranno sempre più incalzanti nei seguenti. Il segno, la traccia visibile e ripetuta che si distingue e muove la pittura, non è un gesto sovrapposto, un’azione che vuole essere tale. La traccia qui nasce dal colore, ne è un’esigenza profonda e questa profondità interpreta e rivela. Affiorano segni dalla profondità per condensarsi, concentrarsi o ammorbidirsi e divenire frammenti come in Labirinto del 2014, il colore esprime un concatenarsi di orme che ne trasmettono l’ansia e al tempo stesso la potenza. Una scarica di energia che esalta il movimento di una pittura instabile perché insofferente in Minareti del 2013 che si evolverà in una pittura che ama le differenze, i trasalimenti, i pensieri nomadi che ritornano come si nota in Oriente 3 e Galleggia un’altra mattina del 2016.

La perdita della profondità prospettica, la parete chiusa della tela è compensata da un intensificarsi irrefrenabile del movimento, dal volare dei segni. Che è, e non potrebbe essere diversamente, un volo mentale, un sogno. La pittura di Valentina Angeli all’apparenza così luminosa e melodica, porta in sé un’inquietudine profonda: un dibattersi, un agitarsi di tracce che si fanno spazio, perché la vita è movimento, e che nello stesso tempo non seguono uno schema fissato in anticipo, ma procedono a urti e a raffiche, secondo tracciati imprecisi. Nelle opere di Angeli non esiste una geometria coercitiva, un piano regolatore. E la sottile tensione che nasce dai suoi segni spettinati è tanto più coinvolgente, quanto più l’artista si tiene lontano dalla gestualità totale, dalla retorica del caos. I suoi sono gesti spediti, misurati che aspirerebbero alla nitidezza e sembrano soffrire per l’ineluttabile irregolarità che li percorre. Colpisce, in questi nuclei o ingorghi di azioni, prima di tutto il colore: un colore mite, primaverile, scaldato a fuoco lento, pervaso da un’intensità senza eccessi. È un colore mentale, che non deriva da un’impressione immediata, ma dai filtri del pensiero e della memoria. La sua è una serenità non eccitata, una commozione silenziosa. Un disordine apparente per una nostalgia di questa pittura, per una sua composizione organizzata. Ansia, groviglio, impossibilità di costruzione, tutti elementi allarmanti dissimulati in un discorso affabile, perfino sorridente. Essere cresciuta in Umbria, regione che più appare a perfetta misura d’uomo, dove l’ambiente è meno ostile e tutto sembra armonicamente adattato alla vita, deve pur aver avuto la sua importanza per Valentina Angeli e in piena consapevolezza, ha saltato i termini stessi della crisi concettuale della pittura rendendo pubblico il suo momento aurorale, fondamentalmente lirico, che vedeva lo sciogliersi del dinamismo in canto variegato. Le sue opere già ricche di un contenuto interpersonale, indagano sugli aspetti peculiari della propria area culturale, non ricusando la tradizione. È sempre e solo una l’esigenza: superare il rapporto uomo-natura tuttora fondato sulla contrapposizione, quando al contrario, la maggiore aspirazione è trovare nella natura le proprie radici istituendo con essa una connessione ideale, che proprio il colore riesce a mettere in tensione, ottenendo una sua fusione con il disegno e quindi un punto d’incontro tra l’elemento emotivo e l’elemento razionale che in opere come Spiraglio del 2016, avviene con uno straordinario scatto di energia. La presa di coscienza dei valori scientifici del colore, mediante le sperimentazioni dei parametri di tonalità, chiarezza e saturazione e al tempo stesso, basandosi sul paradosso tra metafora poetica e immagine concreta; l’urgenza di non perdere il contatto fisico col quadro, portano Valentina Angeli a un’interpretazione più libera e forse più lucida dell’elemento cromatico, alla conquista di uno spazio colorato dove riacquistare temi, soggetti, avvenimenti della propria intelligenza emotiva.

Con Crogiolo del 2016, Valentina Angeli inaugura una nuova stagione, la visione si fa più ampia in una sezione orizzontale, per aspirare ad essere onnicomprensiva, dove lo sguardo abbraccia più orizzonte possibile. Emerge dall’oscurità tutto il magma di realtà emotive che apparentemente si accostano ad una nuova visione della natura. Ma è il rosso caldo di un incendio, di una lava in continua mutazione che evoca quella “rubedo” tanto cara alla tradizione alchemica. L’alchimista e l’artista infatti condividono la stessa ambizione: creare per trasformare se stessi e il mondo e si avvalgono entrambi della “trasmutazione”. L’artista Angeli così come un alchimista non separa la dimensione materiale da quella simbolico-filosofica. Al termine del magistero alchemico, dal buio della nigredo, attraverso il chiarore dell’albedo si tende a giungere al calore rosso solare della rubedo. La fase finale del percorso è segnata dal rosso, dalla forza evocatrice legata al colore del sangue e del fuoco, portatore di luce e calore della vita.

Finissima artista astratta, autrice di una ricerca sulla luce e sullo spazio è pervenuta a una sfolgorante pittura senza contraddire se stessa e il senso del suo vecchio-nuovo discorso. Nelle immagini di natura, arcaiche, stralunate, sognate, ossessive, antinaturalistiche va trovando un modo di declinare la luce nello spazio (e lo spazio nella luce) che è lo stesso di sempre. Valentina Angeli ha trovato in Umbria un modo di essere in osmosi con la natura e insieme di giudicarla, di guardarla con fermezza anche se amorosamente. Le colline umbre, la macchia ricciuta dei Monti Martani dall’osservatorio prediletto di Macerino, gli ulivi e i pascoli dell’Umbria, la magrezza attonita di un paesaggio bello e poetico visto in toto, e che invece va centellinato per particolari, frugato nella sua essenza, nelle sue vene nelle sue più minute rughe e anfratti e burroni e balze, quest’Umbria povera e splendida, dove pochi sono gli alti boschi ma infiniti i cespugli e tanti i prati brucati dalle pecore, è captata da Valentina Angeli con occhio rapinosamente acuto. Una vertigine prende la pittrice nell’atto di affacciarsi, da chissà quale alto punto d’osservazione in un’ossessione che non lascia centimetro vuoto sulla tela, che ritaglia il brano di natura con la perentorietà della lente di un cannocchiale.

Valentina Angeli: il sublime di un presente “remoto”

Per definire la specificità di un artista si è soliti ricorrere a citazioni che lo legano poi per sempre alla nota dominante della sua suggestione pittorica. Nascono così “... i cieli di Turner”, “... le cascate di Emil Corot”, “… l’eterno, faticoso dono della terra di Millet”, “… il fuoco di Dürer”.

Valentina Angeli è artista dei quattro elementi, ma fin qui niente di strano: una grande sensibilità, spirito di osservazione, padronanza del mezzo pittorico possono compiere buone cose e, con il tempo, anche qualche miracolo.

Un giorno, durante una nostra conversazione del “cuore” sulle ragioni della sua pittura, l’artista, quasi con umiltà e timidezza, mi disse:

“Io sono nata in Umbria e dipingo la mia terra”.

Rimasi sconcertata; avrei voluto abbracciarla e con lei la sua innocenza.

Valentina Angeli dipinge, separati o uniti, i quattro elementi, ma andando a ritroso, fino all’alba della creazione: prepotente e sfarzosa di una magmatica incandescenza; fra vapori sfilacciati di bianchi e di grigi che si protendono e s’allungano in lingue di luce; fra muri di verde infinito come infinito è il linguaggio di ogni cosa che sentiamo svelarsi come “anima” del mondo. Appunto: “Mater”.

Tutto è intriso di luce, ma non di lato per un sole che, sorto timido ad oriente, tramonta sfolgorante in occaso o per un sole che ha l’ “arroganza” del mezzogiorno. Piuttosto essa è insita nelle cose: fuoco e luce… acqua e luce… terra-natura e luce... aria dove a volte la luce appena sospira.

Gli “elementi fondamentali” dipinti da Valentina esprimono, perchè possiedono e vivono, l’idea di luce platonicamente intesa.

Del resto perché stupire! Ci fu scritto… – E Dio disse: “Sia la luce”. E luce fu. (Genesi 3,4) – Questo accadde il primo giorno e, da allora, tutto ciò che seguì, si avvalse e custodì il valore di quella luce. L’uomo, destinatario di questa Creazione, ha ricevuto la scintilla dell’intuizione e della comprensione ma, qualunque sia il suo tempo, come novello Prometeo, anche la fatica dell’eterna conquista.

Ancora una cosa Valentina mi disse:

“è vero, nelle mie opere manca l’uomo, ma io sono in ognuna di esse, fra gli alberi, fra le acque...”

Più consapevolmente, perché esterna alle sue dinamiche, io la definirei spettatrice attonita dell’atto demiurgico di un dio pantocratico che “aleggia” e “dona anima” a tutta la sua creazione in una sintesi dinamica fra potenza ed atto.

E in ogni opera, fra gli alberi o fra le acque, fra le nubi o avviluppata fra le lingue di un fuoco che non consuma, questa artista è insieme partecipe di una propria creazione immaginata, tanto è il rapimento dei sensi, quasi un transfert.                                                                                 Lei è indifferentemente terra, aria, acqua, fuoco; di tutti gli elementi subisce ed interpreta, con la sua pittura, il fascino arcano reso ancora più potente dal soffio dello spirito.

Più di una persona mi ha confessato di aver provato, davanti alle opere di Valentina, una sorta di inquietudine! Sensazione che, di per sé non genera benessere  e che inizialmente si è portati a sfuggire. In realtà questo tipo di “sgomento” ha radici antichissime, accompagna l’uomo da sempre, lo affianca nel suo percorso di conoscenza e lo spinge ad andare oltre. Oltre gli “interminati spazi”... i “sovrumani silenzi”... la “profondissima quiete”... Ed ecco lo sgomento ... “ove per poco il cor non si spaura” !!!

Passando per una captazione sottile di elementi a dir poco impalpabili, arriviamo a... “e mi sovvien l’eterno...” e qui l’incontro con il Sublime, e qui trema il cuore al pensiero di essere inadeguati a ricevere tanto. Giacomo Leopardi, nella sua immensa interiorità, ci ha reso partecipi dei suoi sofferti pensieri durante il cammino, ma ci ha anche regalato la testimonianza della gioia del lasciarsi andare in questo “mare” di eternità.

Leopardi è l’autorevole pretesto di cui mi sono servita per essere compresa, ma Valentina Angeli è protagonista della sua storia: intuita, capita, sofferta, ogni giorno nuovamente scelta ed approfondita, come si fa con un amore riconosciuto tale. Il suo sublime passa attraverso spazi infiniti, tempi presenti e remoti, silenzi metafisici ed assordante fragore di acque... e luce, tanta luce che per la sua stessa, metafisica natura,  nutre ed è nutrita.                                   Pian piano lo sgomento passa, con esso l’inquietudine e resta l’abbandono al  sereno godimento delle opere al confine  fra terra e cielo.    

Del resto, da sempre, gli uomini vagano – gli artisti in genere e, per la scelta dei suoi temi la nostra in particolare – inseguendo arditi pensieri.

Alla fine dell’ottocento William Blake ebbe a scrivere:

“Per vedere il mondo in un granello di sabbia
E il paradiso in un fiore selvatico
Tieni l’infinito nel palmo della mano
E l’Eternità in un’ora”.

                                                                               

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